Mario Visioni - Biografia



Mario Visioni Mario Visioni si occupa principalmente dell'implementazione delle operazioni di investimento e della strutturazione, con competenze nel reporting delle società partecipate e nel monitoraggio finanziario. Vanta una esperienza di rilievo nei settori del tempo libero e dei beni di lusso.

Prima di raggiungere Alto Partners , Mario Visioni ha lavorato presso Westdeutsche Landesbank in qualità di Executive Director per cinque anni, fra l'altro con responsabilità per le attività di finanza strutturata e di private equity. In tale ambito, Mario Visioni ha gestito alcuni importanti investimenti ed ha svolto attività di consulenza per gli investimenti del fondo paneuropeo West Private Equity in Italia.

Mario Visioni ha lavorato in precedenza presso Sanpaolo Finance, investment bank del gruppo San Paolo di Torino (oggi Intesa San Paolo), dove ha gestito numerosi investimenti e, prima ancora, presso il Servizio Finanziario di Mediobanca. Mario Visioni è laureato in Economia e Commercio all'Università L. Bocconi di Milano.


Stefano Scarpis - Partner di Alto Partners S.G.R.



Stefano Scarpis Stefano Scarpis ha lavorato per dieci anni nel Servizio Finanziario di Mediobanca occupandosi, tra l'altro, dei progetti di ristrutturazione finanziaria dei grandi gruppi industriali italiani quali Ferruzzi Montedison, Pirelli e Premafin.

Stefano Scarpis è stato membro del Consiglio Direttivo dell'AIFI dal 2003 al 2009. E’ laureato in Scienze Economiche e Bancarie all'Università di Siena ed ha conseguito un Master in Business Administration presso l'Università L. Bocconi di Milano.


Raffaele de Courten - Partner di Alto Partners

S.G.R.



Mario Visioni Prima di raggiungere Alto Partners , Raffaele de Courten ha lavorato per undici anni nel Servizio Finanziario di Mediobanca, occupandosi prima di operazioni sui mercati azionari e successivamente assumendo la responsabilità per le operazioni di raccolta per la banca nonché per i suoi principali clienti quali Enel, Ferrovie dello Stato, Assicurazioni Generali, Italcementi e per istituzioni sovranazionali quali BEI e World Bank. In questo ambito, Raffaele de Courten ha contribuito allo sviluppo e diffusione sul mercato italiano di prodotti finanziari innovativi.

Rassegna stampa


Colazione da Scarpis con Panmonviso


Il Mondo
Stefano Scarpis Staffetta tra fondi di private equity al comando di Panmonviso, il marchio ombrello di fette biscottate, grissini e altri sostituti del pane, noto tra l'altro per le linee di prodotti iposodici e dietetici. Esce 3i, che aveva rilevato il 55% della Monviso di Andezeno (Torino) nell'estate di tre anni fa. Ed entra Alto Capital II , il fondo gestito dalla sgr milanese guidata dai partner Stefano Scarpis , Raffaele de Courten e Mario Visioni . L'operazione ha un valore vicino a 35 milioni ed è stata perfezionata con il closing prima di ferragosto.

Alto Partners ha rilevato in tutto 1'89% della Monviso, sia da 3i sia dagli altri tre soci-manager che hanno reinvestito parte del ricavato restando con l' 11% del capitale. Rimane così alla guida dell'azienda alimentare e nella compagine l'amministratore delegato Massimo Chinarelli, assieme ai due ex-proprietari Franco Gribaldi e Franco Vitale. Quest’ultimo è il fratello del merchant banker Guido Roberto, anch’egli azionista della Monviso fino all’ingresso di 3i.

Il fondo di Scarpis è stato assistito da Fineurop Soditic, mentre advisor di 3i e dei tre soci-manager è stata proprio la Vitale e associati. Il deal è stato chiuso con 14 milioni di equity e per il resto con il sostegno finanziario di Interbanca e di AF Mezzanine.

La Monviso, che oltre ad Andezeno ha altri due stabilimenti a Buttigliera (Asti)e Gambolò (Pavia) con 110 addetti, è stata fondata negli anni Trenta come azienda artigianale, fino a raggiungere nell’ultimo esercizio circa 30 milioni di ricavi (al lordo di sconti e promozioni) nel canale della grande distribuzione con un ebitda di 4,6 milioni. Punto di forza è la specializzazione salutistica e dietetica con le linee di prodotti da forno Senza sale, Biscotto salute e Fibra activa. L’azienda produce anche alimenti destinati ai celiaci per il marchio Schaer.



Scarpis Apre i rubinetti


Il Mondo
Stefano Scarpis Il buyout è pronto per la firma e porterà a quota cinque gli investimenti di Alto Capital II , che nel giro di un paio di anni ha messo in carniere le macchine per caffè Rancilio, i Caminetti Montegrappa, Integra document e l'intimo Arcte (azienda già ceduta al gruppo Burani).

Il fondo guidato da Stefano Scarpis e Raffaele de Courten si appresta infatti ad acquisire il 100% delle Rubinetterie toscane Ponsi, società di Viareggio con una lunga tradizione (è giunta alla terza generazione di imprenditori) nei miscelatori con brand nel segmento alto e a contenuto di design.

L'impresa della dinastia Ponsi (venditori sono i 12 soci familiari) ha fatturato lo scorso anno 12 milioni con un elevato margine ebitda, pari al 32%, un utile netto di 2,1 milioni e una situazione di cassa positiva per 5,7. La Ponsi è tra l'altro al riparo dalla concorrenza cinese visto l'alto di gamma in cui si colloca e il contenuto tecnologico.

Il financing dell'operazione, che ha visto Alto Partners assistito dall'advisor Crossborder, dovrebbe venire assicurato da Interbanca secondo lo schema del deal curato per la sgr milanese di via Monte di pietà da Mario Visioni e Alice Barberini. La gestione operativa sarà assicurata in un quadro di continuità dall'ad Umberto Grazzini, che avrà anche la carica di presidente. Nei nuovi programmi ci sarà in particolare la crescita all'estero (oggi l'export pesa per il 20%) e una maggiore penetrazione nel canale arredo.



Alto Partners rileva il 20% di Rancilio


Il Sole 24 Ore
Stefano Scarpis Con un’operazione da circa 8 milioni di euro, il fondo di private equità Alto Partners ha rilevato il 20% del capitale di Rancilio, società che produce macchine professionali per il caffè. «E’ un investimento che servirà a finanziare la crescita esterna del gruppo» spiega Stefano Scarpis , partner del fondo. «Rancilio è tra i primi gruppi mondiali del settore» continua il manager spiegando che oltre il 70% del fatturato (40 milioni di euro nel 2006) viene prodotto all’estero, «a dimostrazione che si tratta di un mercato di nicchia, dove le aziende italiane sono leader a livello globale».

Tra gli obiettivi dichiarati del fondo c’è il raddoppio delle vendite nel giro di 3-5 anni, ma la crescita potrebbe accelerare attraverso una serie di acquisizioni mirate. «Il nostro ingresso nel capitale servirà a finanziare la crescita esterna» continua Scarpis. E’ quindi probabile che il fondo abbia intenzione di sottoscrivere futuri aumenti di capitale qualora fosse necessario. Alto Partners non esclude così la possibilità di far salire la propria partecipazione all’interno della società. Per il momento il fondo avrà solo una persona («con competenze industriali») all’interno del Consiglio di Amministrazione della società. La gestione operativa rimarrà nelle mani del management attuale perché «ci piace seguire lo sviluppo di aziende famigliari» continua Scarpis. Tra i motivi che hanno attirato il fondo «sicuramente le barriere d’entrata. Per un nuovo operatore sarebbe quasi impossibile affacciarsi su un mercato di nicchia come questo». Alto Partners conferma così la sua vocazione orientata sul doppio binario tessile industriale. In precedenza il fondo aveva rilevato una partecipazione in Arcte (biancheria intima e abbigliamento da spiaggia, poi ceduta al gruppo Burani) e nei Caminetti Montegrappa, produttrice di stufe e caminetti.

L’operazione Rancilio ha comunque sollevato l’attenzione verso un mercato che a livello globale vale quasi 650 milioni di euro, ma con pochi attori capaci di soddisfare la domanda internazionale tra cui spicca la milanese Cimbali-Faema, attualmente numero uno al mondo. Rancilio produce ogni anno 15 mila macchine per caffè e l’ingresso di un socio, per il presidente Giorgio Rancilio, «rappresenta una svolta epocale». «L’ingresso di Alto Partners – continua il presidente – è una tappa fondamentale per il percorso che ci siamo prefissati da tempo: la crescita del gruppo attraverso acquisizioni preservando eccellenza di prodotto e di marchio»



Scarpis, venga a prendere un caffè da Rancilio


Il Mondo
Stefano Scarpis Il contratto è stato firmato venerdì 27 luglio, dopo un negoziato che ha visto in campo la terza generazione della famiglia Rancilio (Giorgio, Roberto, Silvia e Luca) e il fondo di Alto Partners , la sgr promossa dagli ex Mediobanca Stefano Scarpis Raffaele de Courten e Massimo Perona. Si è perfezionato così l'ingresso con il 20% del fondo Alto Capital II nella Rancilio di Parabiago (Milano), storico produttore di macchine per caffè destinate ai pubblici esercizi.

È il primo passo di una partnership che potrebbe ampliarsi con successivi aumenti di capitale a sostegno della crescita del gruppo, che fattura 40 milioni con una quota all'estero del 70% e vuole ancora espandersi con acquisizioni sui mercati internazionali.

L'operazione, che per il fondo è stata seguita da Mario Visioni e Alice Barberini, riguarda un marchio fondato nel 1927 con la prima macchina, la Regina, a cui sono seguiti nel tempo molti modelli firmati da designer famosi, tra i quali l'architetto Marco Zanuso. La produzione è salita nel tempo fino agli attuali 15 mila pezzi l'anno.

Per il fondo Alto Capital II si tratta del quarto investimento dopo Caminetti Montegrappa di Vicenza, Integra Document Management (archivi dati) e Gruppo Arcte, biancheria intima e beachwear con i marchi Argento vivo, Baci rubati e Julipel. L'azienda è poi stata ceduta un mese fa alla Burani designer holding quotata a Londra.



Nasce il polo beachwear e intimo dei Burani


MF Fashion
Stefano Scarpis Dopo il polo della pelletteria e quello dei gioielli, all’orizzonte del gruppo Burani si profila un terzo polo nel segno del lusso accessibile: quello dell’intimo e del beach wear. Collocato però non sotto l’ombrello della società quotata a Milano, Mariella Burani fashio group, ma al piano di sopra della holding di famiglia che ha annunciato l’intenzione di quotarsi all’Aim di Londra. Un nuovo polo che, in attesa di vedere se crescerà ai ritmi di Antichi Pellettieri e di gioielli Italia, si configura già in partenza come secondo player di prodotti di lusso accessibile nel settore dell’intimo e del beach wear (di cui è leader La perla).

Ieri infatti Alto Capital II , fondi di private equity indipendente, ha annunciato la cessione alla Burani Designer holding nv del 90% del capitale del Gruppo Arcte, società bolognese operante nel settore della biancheria intima e del beach wear, presente in tutta Europa con i marchi Argentovivo, Bacirubati, Julipet ed Allen Cox. Il prezzo non è stato comunicato, ma la cessione, come si legge nella nota di Alto Partners che ha annunciato l’operazione, “è stata effettuata parte in contanti e parte mediante conferimento di Burani Designer holding, a fronte del quale Alto Capital II ha ottenuto azione della stessa Burani Designer holding, rappresentanti circa il 3% del capitale sociale”. L’operazione, sottolinea il gruppo di private equity, “presenta per Gruppo Arcte importanti opportunità di sfruttare le sinergie distributive col Gruppo Burani, in paesi quali Giappone, Russia e nel Medio Oriente” e i partner del fondo Stefano Scarpis e Mario Visioni, hanno espresso la loro “piena soddisfazione” per la vendita di Arcte “a uno dei maggiori e più qualificati operatori industriali del settore, una conferma e un riconoscimento della bontà della strategia di investimento del fondo”. L’operazione di private equity ha avuto durata relativamente breve, rispetto ai quattro anni canonici che rappresentano i tempi medi di possesso di un’azienda da parte di un fondo di private equity: Alto Capital II aveva infatti acquisito Arcte nel novembre 2005.

Nel 2006 la nuova gestione ha portato significativi interventi sul prodotto e sulla distribuzione (con un certo svecchiamento di Julipet, brand intimo maschile, e di Allen Cox, marchio di beachwear), grazie anche alla consulenza di Value Partners, ripristinando così l’appetibilità di un gruppo che ha chiuso il 2006 con circa 55 milioni di euro di ricavi (il 40% circa dei quali alimentati da Argentovivo), in crescita del 10% circa sul 2005.

Nello stesso segmento di Arcte la famiglia Burani aveva appena acquistato 50% di Fisico, marchio beach wear nato negli anni 90 che partecipa alla settimana della moda milanese, creato dall’imprenditrice designer torinese Cristina Ferrari, moglie di Mario Bergamini, amministratore delegato della società Crisfer, a cui è rimasto l’altro 50% del brand. Fisico, che ha appena aperto in via Montenapoleone, ha in programma nuove aperture a Roma e Forte dei Marmi e in altri blasonati resort internazionali come St. Barth e St. Tropez e prima ancora a Mosca.